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Polaris è leader nei sistemi
di condensazione criogenica ad alte prestazioni, avendo sviluppato
una tecnologia efficace ed affidabile anche per applicazioni complesse,
sfruttando al massimo le grandi potenzialità intrinseche
del trattamento criogenico grazie ai propri scambiatori brevettati
che sono caratterizzati da un'alta capacità di frazionamento
dei vapori e dei gas.
Il processo è basato sul raffreddamento
dell'effluente a temperature molto basse, utilizzando come fonte
di frigorie azoto liquido o altro fluido criogenico, separando gli
inquinanti grazie alla riduzione di tensione di vapore in funzione
dell'equilibrio liquido/vapore e solido/vapore.
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L'effluente
da depurare, inquinato da composti organici o inorganici più
o meno volatili, gas inclusi, viene raffreddato progressivamente
in tali scambiatori ad una temperatura inferiore al punto di rugiada
di tali composti, che vengono pertanto rimossi dalla fase gas per
condensazione fin dove fisicamente possibile. Se la loro concentrazione
residua nell'effluente risulta ancora superiore ai limiti consentiti,
il raffreddamento prosegue, fino a che la pressione parziale degli
inquinanti ancora in fase gas, e quindi la loro concentrazione finale
nell'effluente trattato, risulti inferiore a quanto necessario.
La temperatura di tale equilibrio chimico-fisico può risultare
anche inferiore al punto di solidificazione dei composti residui,
che perciò devono essere separati non più come liquidi
ma come solidi.
La configurazione degli scambiatori ha pertanto un ruolo determinante
per conseguire questo risultato.
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Impianto abbattimento
solventi vari - 400 Nm3/h
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Nel tempo, la superficie si ricopre,
per un fenomeno di adesione, di aerosoli solidi organici che vengono
volutamente trattenuti all'interno dell'impianto Polaris per evitarne
l'emissione in atmosfera che vanificherebbe il conseguimento del
livello di depurazione richiesto, a scapito però dell'efficienza
dello scambio termico. Aumentano anche le perdite di carico, e l'unità
di abbattimento risulta non più idonea al servizio. L'unità
deve essere rigenerata con l'apposito circuito di sbrinamento, e
resa idonea per un nuovo ciclo operativo. Se il processo è
continuo, deve entrare in funzione una seconda unità, già
predisposta per il servizio e tenuta in stand-by.
Tutti gli impianti di Polaris conseguono il livello di depurazione
richiesto.
La certezza che l'impianto sta mantenendo nel corso del ciclo operativo
la sua efficacia di trattamento è assicurata dal controllo
e dal monitoraggio della temperatura minima raggiunta dall'effluente,
verificata in sede di validazione dell'impianto, e sempre mantenuta
inferiore ad un valore di sicurezza. L'affidabilità del processo
è garantita dal sistema di controllo dell'impianto, potendo
in ogni istante rilevare le condizioni di corretto funzionamento
e l'insorgere di un'anomalia, e in grado di prendere tempestivamente
la decisione di mettere in servizio la seconda linea in stand-by.
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Impianto abbattimento
solventi vari - 1100 Nm3/h
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Nella sua applicazione consueta la
tecnica di trattamento criogenico utilizza azoto liquido, con il
quale possono essere risolti tutti i casi d'inquinamento, anche
i più complessi, che richiedono temperature di esercizio
estremamente basse, fino a - 170 °C.
L'azoto liquido è evaporato in pressione all'interno dell'apparecchiatura
di scambio, non contaminato, e viene immesso nella rete di distribuzione
di gas inerte per essere utilizzato.
Nei casi più semplici, quando
un livello di temperatura più alto è comunque efficace
perché i limiti di legge siano rispettati, per il trattamento
può bastare l'utilizzo di fluidi frigoriferi quali soluzioni
o liquidi organici refrigerati, oppure freon.
Polaris, negli anni, ha sviluppato
e migliorato il trattamento criogenico delle emissioni inquinate
in ogni dettaglio, risolvendo una serie di problemi tecnici, costruttivi
e di controllo del processo a fronte di una varietà di casi
sempre più complessi, così da renderlo una tecnica
assolutamente efficace e affidabile, per qualunque tipo di inquinante,
in particolare organico.
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Gli impianti di trattamento criogenico
mediante condensazione/solidificazione degli inquinanti realizzati
da Polaris sono conformi alle prescrizioni e allo spirito informatore
delle varie norme nazionali, sempre più restrittive, emanate
in materia d'inquinamento ambientale.
Polaris ha ormai al suo attivo l'esperienza
di oltre quaranta impianti, installati e funzionanti in Europa e
in paesi extraeuropei, nel pieno rispetto delle normative più
severe già vigenti o in via di attuazione, come pure dei
requisiti di qualità ancor più restrittivi imposti
dal cliente per etica ecologica aziendale.
Ogni impianto si presenta come un'unità compatta, assemblata
su struttura, completa e pronta a funzionare non appena effettuati
i collegamenti ai limiti di batteria.
CONSUMI ENERGETICI
L'energia di raffreddamento costituisce
l'unico consumo significativo nella gestione dell' impianto di trattamento
criogenico, con costi specifici più evidenti quanto più
basso è il livello termico del processo di raffreddamento.
Oltre ad un contributo minore dovuto alle perdite d'isolamento e
alle fasi transitorie di avviamento, i consumi energetici sono così
ripartiti:
a. energia per il raffreddamento della frazione incondensabile dell'effluente
dalla temperatura d'ingresso a quella di trattamento (calore sensibile
da sottrarre)
b. energia per il raffreddamento degli inquinanti fino al punto
di condensazione e/o di solidificazione (altra forma di calore sensibile)
c. energia per il passaggio di stato da gas a liquido, e in parte
a solido (calore latente).
Il terzo tipo di consumo è
"fatale", nel senso che non è possibile effettuare
un recupero energetico se non modesto, salvo il caso di gas puri
condensati da rievaporare e riciclare come gas ai processi di produzione.
E' possibile invece effettuare un efficientissimo recupero, anche
superiore al 95%, delle prime due forme di energia sopraindicate,
preraffreddando il flusso entrante in scambio indiretto in controcorrente
con l'effluente depurato che ha la temperatura finale raggiunta
nel trattamento, e utilizzando per lo sbrinamento l'energia dello
stesso flusso inquinato.
Poiché il costo specifico dell'energia criogenica aumenta
esponenzialmente con l'abbassarsi del livello termico, può
risultare conveniente, oltre a tutti i possibili recuperi energetici,
l'utilizzo di fluidi ad un livello termico più elevato per
preraffreddare l'effluente, per esempio quando vi sia presente umidità
in quantità notevole, considerato l'elevato calore latente
di condensazione dell'acqua. Talora, se la sicurezza del processo
lo consente, l'effluente viene compresso per favorire la condensazione
parziale degli inquinanti a una temperatura più alta. Tuttavia,
se il Cliente utilizza già azoto liquido per motivi di sicurezza
o di processo, e può quindi utilizzare l'azoto gassificato
nell'impianto di depurazione delle emissioni, tali accorgimenti
possono risultare superflui.
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Impianto abbattimento
solventi clorurati - 500 Nm3/h
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Infatti è
una situazione comune in quasi tutti i settori dell'industria chimica,
ma anche in altre industrie in cui si utilizzano solventi o altri
composti organici volatili, che, per motivi di processo o di sicurezza,
si utilizzi azoto liquido per produrre gas inerte da usare nei processi
di produzione o negli stoccaggi. In realtà, nelle fasi di inertizzazione
delle apparecchiature, nella movimentazione dei liquidi, nei flussaggi
dei filtri, nell'essiccamento o nel trasporto di prodotti, avviene
una corrispondente emissione contenente inquinanti.
Il volume di gas immesso nelle apparecchiature corrisponde sostanzialmente
all'effluente inquinato emesso: una pari quantità deve perciò
rientrare nella rete del gas d'inertizzazione per mantenerla alla
pressione di esercizio, e tale reintegro è ottenuto evaporando
altro azoto liquido, rendendosi così disponibile a titolo gratuito
energia criogenica di altissimo pregio ed efficacia. Se si dispone
pertanto di un impianto di trattamento nel quale si usano gli stessi
effluenti da depurare per far evaporare l'azoto da immettere in rete
e consumare in modo prioritario, tale energia viene utilizzata |
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nel modo più conveniente, conseguendo insieme il raffreddamento
e la depurazione dell'effluente. Il costo del trattamento di depurazione
dell'effluente si riduce così notevolmente, fino ad annullarsi
quando la sincronia tra emissione e depurazione sia completa.
CONFRONTO CON ALTRE TECNICHE DI
DEPURAZIONE
Il trattamento criogenico delle emissioni
è una tecnica di tipo recuperativo, che consente la possibilità
di riutilizzo o di altra valorizzazione dei prodotti separati.
Rispetto alle altre tecniche recuperative, basate sull'adsorbimento
su carboni attivi o su resine, e in alcuni casi sull'assorbimento
con liquidi, il metodo criogenico puro s'impone, per costi d'investimento
e di gestione, quando la concentrazione degli inquinanti supera
una soglia situata tra 1.000 e 3.000 mg/m3 a seconda del tipo d'inquinante,
e per portate fino ad alcune migliaia di Nm3/h. Tuttavia, se si
integra il trattamento criogenico con azoto con l'adsorbimento su
carboni o su resine, il metodo combinato risulta ottimale anche
nei casi di effluenti con minime concentrazioni d'inquinanti, e
particolarmente conveniente se si tratta di prodotti o inquinanti
gassosi.
Con il trattamento criogenico si evita che vengano prodotte masse
contaminate di acqua da dover depurare in proprio o presso terzi,
o reso più difficoltoso il recupero di frazioni riutilizzabili,
fenomeni negativi presentati da altre tecniche recuperative in fase
di desorbimento dei composti separati.
Se gli inquinanti separati in un impianto
criogenico non sono comunque riutilizzabili o valorizzabili in alcun
modo, ma devono essere conferiti a terzi per la distruzione, in
tali casi la tecnica appare competitiva per i ridotti volumi da
smaltire. Si deve comunque considerare che il ricorso alle tecniche
distruttive, la combustione termica o quella catalitica delle emissioni
gassose, per risolvere lo stesso problema d'inquinamento, comporta
localmente il problema di un impatto ambientale notevolmente superiore,
associato a condizioni di rischio da valutare con grande attenzione.
La combustione origina grandi volumi di gas di scarico, spesso incrementati
dalla diluizione preliminare degli effluenti per motivi di sicurezza
o di funzionamento, che contengono, pur se nei limiti di concentrazione
di legge, i nuovi inquinanti prodotti nella combustione (anidride
carbonica, ossidi di carbonio e d'azoto, organici incombusti talora
più tossici degli inquinanti originari) e le quote residue
di questi ultimi. Tutto ciò prescindendo dai costi gestionali
per i combustibili di supporto e per la depurazione dei gas di combustione,
quasi sempre necessaria, oltre che dalla difficoltà intrinseca
di assicurare in ogni momento una performance perfetta nella conduzione
della combustione. In alcuni contesti industriali, in particolare
se vicini ad insediamenti civili, o se inseriti in "poli"
chimici dove le condizioni ambientali sono già pregiudicate
dalle emissioni diffuse, l'impatto di un impianto di combustione
di effluenti gassosi può risultare intollerabile. Molto più
opportuno, quindi, separare gli inquinanti allo stato liquido e
affidarli a idonei centri attrezzati, o provvedersi di un inceneritore
per liquidi per distruggerli in proprio, perché questo tipo
d'impianto non presenta particolari problemi di sicurezza e produce
masse di gas di combustione di circa un ordine di grandezza inferiore,
per pari quantità di composti da distruggere.
Per quanto attiene agli aspetti di
sicurezza, la tecnica di trattamento criogenico è incomparabilmente
più sicura di tutte le altre, e mentre si lamentano frequenti
incidenti riguardanti inceneritori catalitici e termici e adsorbitori
a carboni attivi di tipo convenzionale, mai si è verificato
un caso d'incidente riguardante abbattitori criogenici. In particolare
non devono neppure essere adottate diluizioni con eccesso d'aria
o con inerti per ovviare ai problemi di esplosività delle
miscele organiche o di surriscaldamento dei letti d'adsorbimento
o di catalisi: nel loro percorso le miscele incontrano solo superfici
al di sotto delle temperature di accensione, ove non possono generarsi
pericolose fonti di innesco per attrito o per accumulo di cariche
elettrostatiche.
Per le considerazioni sopra esposte
il trattamento criogenico si configura come soluzione ideale sotto
il profilo ecologico e di sicurezza. Il campo elettivo d'impiego
è quello delle concentrazioni medie e alte, in cui ne risulta
più evidente la convenienza tecnica ed economica, ma anche
quello delle più basse concentrazioni, come metodo combinato.
Per favorire la possibilità di applicazione della tecnica
pura, è opportuno che i sistemi di raccolta e collettamento
dalle fonti di emissione (reattori, miscelatori, filtri, centrifughe,
colonne di distillazione, essiccatori, serbatoi di stoccaggio e
tutte le altre apparecchiature di produzione o accessorie) evitino
ogni forma di diluizione indebita con aria ambiente. In tal modo
si riduce la dimensione dell'impianto e aumenta l'efficienza del
raffreddamento, e si riducono così i costi d'investimento
e di gestione.
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Polaris Srl - R1.0 - June 2005 |
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